Valeria Codara

Abbecedario di Lozio

2021
stampa laser su cemento

Lozio si racconta attraverso le parole che lo caratterizzano. Codara recupera una pratica del mondo dell’infanzia – quella dell’abbecedario – riunendo i concetti chiave attorno cui ruota il territorio e la sua comunità e mostrandoceli attraverso una pratica che diventa il modo ideale per mettere in ordine gli incontri, le immagini, le storie raccolte e ascoltate durante la sua residenza. Così, dai dialoghi e dalle interviste condotte in paese, l’artista raccoglie e rielabora una serie di frasi che diventano l’abbecedario di Lozio, quasi una sorta di avvicinamento per poter conoscere e indagare a fondo un luogo che tanto ha da offrire sotto più punti di vista. Si crea così un racconto su più fronti, che riesce a delineare le essenze proprie di questo paese, con le sue storie, le sue tradizioni e i suoi personaggi. Lozio infatti è composto da una stratificazione di visioni e significati che Codara riesce a cogliere mirabilmente e che si cristallizzano su delle forme in cemento significative ancora una volta del luogo di appartenenza. Infatti, l’elemento geometrico che sta alla base di questa composizione è nato a partire da una schematizzazione del territorio di Lozio sulla mappa. L’abbecedario di Codara risulta in questo modo costituito da un totale di 21 moduli realizzati in cemento attraverso i quali il luogo si racconta e le sue parole esplodono in un ambiente che di parole era fatto: infatti, l’installazione di Codara trova spazio all’interno dell’antica stalla della Casa-Museo della Gente di Lozio. Proprio qui, un tempo, la famiglia si riuniva nelle lunghe e fredde serate invernali, animate dal parlottare dei nonni che raccontavano delle storie ai bambini – le bòte. In questo modo, una tradizione che è andata via via scomparendo, trova nuova vita attraverso un lavoro, che seppur lontano dalla tradizionale storia orale, crea una connessione tra passato, presente e futuro, tra luogo e comunità, tra parole raccontate e lettere scritte.

L’Abbecedario di Lozio

Accolto, come a casa ~ Hai visto il Bau? ~ Cura di una chiesa sempre in ordine, di un sentiero sicuro, di una voce corale ~ Dinamite per spaccare la terra e in solaio come ricordo dei tempi andati ~ Eretiche Erbe ~ a Lozio vi sono quattro Frazioni: Villa, si dice la più moderna. Sucinva dove pare stiano i più simpatici. Laveno ospita il municipio e la Marisa, vera pizza del paese. Ed infine Sommaprada, terra dei “crapa-rotonda” ~ seppur Lozio non esiste, ad esistere è la sua Gente ~ Lozio Ha un fuoco conficcato nella montagna per dire: “sono vivo” ~ Inverno e cambia tutto ~ di Legno sembran le sue braccia, come le sue finestre, le sue stanze, forse la sua vita ~ a Lozio il martedì è degli alpini e la M è dedicata a Mario, la vita di un alpino che si è fatta memoria; ~ di Nero vestita nel giorno delle nozze; ~ lo senti l’odore delle Ortiche? ~ c’è qualche Personaggio che fa il paese ~ non li sposti da Qui ~ rifugio a cui far Ritorno, perché qui si sta bene, perché i più bei ricordi sono a Lozio ~ Sogno una mandria, sogno la Grecia, di fare lo stradino, sogno un frigorifero senza ammaccature, sogno una finestra da cui vedere le montagne, sogno la casa del postino, sogno che le case scoppino in città e la gente torni a questa vita ~ Tone: animale mitologico tra leggenda e normalità, con marcato spirito situazionista avvistato ripetutamente in quel di Lozio, terra remota dove tutto è piccolo e tutti si conoscono ~ l’Umanità sta in un pezzo di burro, in una chiamata di chi ti vuol dare il benvenuto e in un bastone lasciato nel bosco per chi verrà ~ Vietato è agli alberi di crescere ~ Zucchero da soffiar negli occhi per far guarire le pecore .

Valeria Codara

Non esiste

2021
pittura su parete

Questo edificio non esiste. Questo è stato il concetto che ha condotto l’intera operazione di Valeria Codara. Tutto infatti è partito da un edificio abbandonato nel bosco, residuo di un’architettura un tempo collegata al lavoro della cava di Laveno, una struttura che non dovrebbe più esistere sulla carta ma che in realtà continua a essere una testimonianza muta all’interno del bosco. La dimensione di distruzione, abbandono e rovina che la caratterizzano hanno però aggiunto un ulteriore livello di lettura, sprigionando quasi un sentimento di paura, condiviso e indagato dall’artista insieme agli abitanti a partire proprio da una scritta anonima che riporta sulle pareti di questo edificio termini come “paura” e “rispetto”. In particolare, il senso di paura non abbandona mai lo stato d’animo dell’artista, e qui ritorna con forza, diventando suo alleato e allo stesso tempo guida per lo sguardo e la ricerca. Scavando a fondo nella cultura locale, ritrova infatti questo sentimento diffuso sia in diversi scritti, sia in modi di dire e storie tramandate oralmente, assumendo una funzione ben precisa: quella di insegnare una diffidenza verso quello che viene considerato il male. La sua attenzione si concentra in particolare su questo aspetto della cultura locale e dai dialoghi con gli abitanti Codara ha così estratto delle parole e frasi significative che ritornano al luogo che le ha in qualche modo ispirate e si imprimono in maniera indelebile sulle murature superstiti, come testimonianze che emergono dal buio per accompagnarci per mano in uno spazio fisico che introduce negli abissi più profondi e nascosti dell’interiorità umana. Infatti, le parole e le frasi impresse a stencil su queste pareti creano un’atmosfera di riflessione sospesa nel tempo, come questo edificio, bloccato in quell’interregno instabile di esistenza-assenza. Ma così come non esiste ufficialmente questo edificio, non esiste nemmeno la paura che più spesso è dentro di noi e modifica la percezione della realtà. E da questa sorta di caverna contemporanea, che diventa luogo di espressione e spazio dove lasciare un segno, si leva così un grido silenzioso: non esiste.

Valeria Codara

Valeria Codara (Italia, 1981) è un’artista visiva il cui lavoro è fortemente influenzato dalla sua formazione in ambito sociologico e spazia tra diverse tematiche, metodi di ricerca e forma finale del processo creativo.