Il lavoro di Nikolai Kaasa si aggrappa alla radici archetipe dell’umanità, scavando a fondo nella coscienza comune e facendo emergere immagini e simboli che attraversano in qualche modo culture distanti, sia nel tempo che nello spazio. Infatti, nella sua installazione fonde gli elementi che richiamano le incisioni rupestri preistoriche della Valle Camonica – una delle primissime manifestazioni artistiche della storia dell’umanità – con la tradizione millenaria delle rune nordiche. In questo modo, Kaasa crea un nuovo alfabeto, sintesi di diverse culture, che racconta il suo incontro con la natura di Lozio, la quale trova massima espressione negli elementi naturali che compongono l’installazione. Così, le radici scoperte e capovolte di un albero ci dimostrano e ci svelano il nostro passato, quelle radici invisibili che fanno inconsapevolmente parte di ciascun individuo. Significativo è anche il titolo che l’artista norvegese sceglie per la sua opera: An pé nüt è l’espressione in dialetto camuno che significa “a piedi nudi”. Questa ricorda infatti le esplorazioni a Lozio di Kaasa, che scalzo crea così un contatto diretto con la natura che lo circonda. Un’esplorazione, la sua, vaga e casuale, guidato dall’istinto e dallo sguardo per riuscire ad assaporare appieno quello che il territorio ha da offrire. In questo modo, l’artista raccoglie tutta una serie di elementi – sensoriali, mentali e materiali – che sono frutto dei suoi incontri casuali con il luogo esplorato, che a loro volta si incontrano e si accumulano nel lavoro installativo che si configura come un inno alla vita, alla valle, alla Terra e ai tutti loro misteri. Tra questi elementi si trovano differenti rocce, radici, diverse terre e ossa animali che vengono esposti nella loro reale fisicità oppure utilizzati per creare dei pigmenti naturali per la tempera all’uovo, che dà vita così a dei colori nati da e per il territorio. A queste tinte proprie del luogo si unisce anche un colore autobiografico per l’artista: Kaasa infatti si porta con sé dalla Norvegia il pigmento bianco ereditato dal nonno pittore, che tanto amava l’Italia. L’opera diventa quindi un’esaltazione della natura e della storia dell’umanità in maniera universale ma allo stesso tempo intima e personale, racchiudendo al suo interno tutta una serie di rimandi alle radici di Kaasa e alla sua esperienza diretta in Valle Camonica. Così, la prospettiva del viaggio dell’artista diventa il prodotto della casualità degli incontri, di emozioni e impulsi personali, che però riescono al meglio a delineare ed esprimere il grande mistero di questa terra.
Nikolai Kaasa (Norvegia, 1988), artista visivo che attraverso la sua ricerca esplora la relazione e i confini tra mondo interno ed esterno, comunicazione e linguaggio, le origini dell’arte, il simbolismo, gli stati trascendentali e la ricerca di significato e connessione.