L’installazione ambientale Focali #9 di MUZ si iscrive nel solco della sua più recente produzione che si interroga sulla funzione dell’arte in relazione allo spazio e di come questa possa rafforzare delle già presenti coesistenze spaziali, sociali e culturali attraverso la creazione di nuove centralità capaci di restituire senso e valore a determinate aree. In particolare, la sua attenzione si pone sulle marginalità di un paesaggio, quelle parti rimaste quasi prive di funzione – e memoria – ma in grado di esprimere potenzialità innovative e imprevedibili. Per questo MUZ individua un elemento-chiave per il territorio di Lozio: l’acqua, un bene prezioso diffuso ma che il più delle volte è dato per scontato, passando allo stesso tempo quasi inosservato. L’elemento scultoreo che lo valorizza richiama così il senso di circolarità e ciclicità di questa inesauribile fonte di vita, che scorre pacifica, bagnando la terra di Lozio. L’installazione prende in questo senso una forma circolare che però internamente presenta un varco che sottolinea e allo stesso tempo svela questa tipicità del luogo attraverso una forma modulare, ripetuta e specchiata, che trae ispirazione da alcuni pizzi e ricami conservati nella Casa-Museo della Gente di Lozio. Questa installazione si configura così come una sorta di sipario aperto che separa e allo stesso tempo evidenzia e valorizza le specificità del luogo dove è installata. Un luogo, inoltre, che non è casuale, ma in realtà ricco di una storia ormai dimenticata tra le fragili pieghe della memoria. Proprio qui sorge, infatti, un antico ponte medioevale che permetteva l’attraversamento del piccolo torrente, fonte fondamentale per la lavorazione dei metalli provenienti dalla Val di Scalve che qui a Lozio venivano fusi nelle antiche – e perdute – fornaci. E proprio in questo luogo, inoltre, la storia si fonde con la leggenda: infatti, qui sorgeva l’antico sacello dedicato a San Marco, fatto costruire dai pastori in dono al santo che li aveva aiutati in un momento di difficoltà. Infine, il passato incontra anche il presente, con il signor Mario che per passione nel suo tempo libero tiene ancora attiva la piccola segheria del paese. Il lavoro di MUZ, così, riporta l’attenzione su questo luogo ricco di una stratificazione di memorie ormai quasi svanite, facendoci fermare – e soffermare – per sbirciare attraverso la sua installazione e scoprire così quanto è ancora ricca di storia e di bellezza questa terra.
MUZ (Italia, 1995), artista visivo la cui ricerca pone l’attenzione verso luoghi marginali e di apparente inutilizzo. Da un primo approccio al mondo dell’arte urbana, l’interesse rispetto all’elemento dipinto è virato progressivamente verso l’architettura sopra la quale interviene con una serie di elementi strutturali. Tale approccio, permane all’interno della sua produzione, con l’intento di rigenerare spazi fragili attraverso interventi di carattere architettonico.