


Marco Emmanuele realizza Drawing machine#12, un perfetto strumento artistico per la creazione di una performance relazionale a stretto contatto con la comunità di Lozio. Infatti, non si tratta di un puro intervento estetico e fine a sé stesso, ma il suo funzionamento vitale è connesso all’interazione dell’artista con quattro diverse persone che partecipano così in contemporanea al momento di creazione artistica, in una performance in cui non è tanto ricercato un risultato finale unico e univoco, ma piuttosto la costruzione di un momento di condivisione e ascolto reciproco. Emmanuele diventa, infatti, il motore creatore iniziale che guida i partecipanti attraverso questa nuova versione della macchina studiata dall’artista e costruita in questa occasione con l’utilizzo di legno locale. Il risultato della performance è un disegno relazionale e partecipato, proposto in quattro differenti versioni, ognuna delle quali comunque realizzata a partire dai segni poetici, armonici e seriali condotti dall’artista-guida. In questo modo, si manifestano le diverse individualità coinvolte, proponendo ogni volta un’esperienza unica e non ripetibile, nonostante la guida attenta e meticolosa di Emmanuele: prendono vita composizioni animate da una molteplicità e varietà del segno, reso possibile grazie a una movenza collettiva, comunque fortemente influenzata dall’interazione differente di ognuno con la macchina. Nascono così delle composizioni semplici e curiose, frutto di un linguaggio fluido, che si ri-definisce in relazione alle differenti istanze umane di volta in volta coinvolte. Il suo utilizzo esprime quindi un’interferenza guidata tra uomo e macchina in un attimo di creazione collettiva, animata da movenze comuni. Allo stesso tempo si viene a instaurare un legame concreto tra artista, pubblico e opera meccanica, la quale paradossalmente permette, attraverso una limitazione fisica, la costruzione di una relazione mentale, condivisa e aperta tra i diversi soggetti coinvolti, che in sinergia collaborano nella creazione della performance. In questo modo, l’azione artistica diventa anche un’operazione di ascolto sotto vari punti di vista. Sicuramente, è l’ascolto delle direttive date da Emmanuele, il quale impartisce degli ordini chiari e semplici per gestire le diverse mani all’opera e determinare così l’imprimersi del segno grafico sulla superficie della carta. Ma è anche un’ascolto più fisico e complesso del proprio corpo, il quale deve lasciarsi guidare completamente dalla voce e dal movimento dall’artista, ma che allo stesso tempo è portato in parte a interferire con il soggetto-guida, rendendo così il disegno di ognuno personale e unico. Inoltre, è anche un’ascolto che ha molto a che fare con la macchina stessa: infatti, l’interazione con essa diventa al tempo stesso una limitazione fisica, in quanto per il suo corretto funzionamento bisogna necessariamente collegarsi a essa, ma crea anche una sinergia unica, divenendo un prolungamento della propria mano, esprimendo così la soggettività di ognuno che si lega però anche a quella degli altri, divenendo una sorta di unico corpo che sembra danzare in perfetta sincronia per lasciare dei delicati segni del proprio passaggio sulla carta. Così, grazie ai legami generati dalla macchina stessa, ogni volta i differenti soggetti coinvolti interagiscono direttamente – e per certi versi anche inconsapevolmente – tra di loro con un’intento generativo collettivo, esplicato attraverso una molteplicità di segni ed esperienze.



Flora Loz si presenta come un’erbario contemporaneo di Lozio, realizzato da Marco Emmanuele utilizzando una delle sue Drawing machines costruite direttamente in residenza. Partendo dalla raccolta e consultazione di testimonianze relative alla flora locale, l’artista ha creato così una sua visione personale del tema, distorto dall’utilizzo della macchina. Infatti, il disegno che risulta è frutto di un’interferenza reale e concreta tra l’uomo e lo strumento, andando a creare una percezione insolita e inaspettata degli elementi della flora che siamo soliti vedere nella loro veste naturale. Così, dal disegno di partenza attento e curato nei minimi dettagli, Emmanuele arriva a un ulteriore livello di lettura e di visione con la creazione di tavole stranianti ma evocative di una realtà propria del luogo. In questo modo, attraverso il disegno filtrato dalla macchina, l’artista propone delle composizioni semplici ed essenziali, fatte da un’intrico di segni nei quali è racchiusa in potenza non solo la visione di uno spaccato del territorio in cui Emmanuele ha lavorato, ma anche la sintesi di tutti quegli aspetti peculiari che generano un nuovo linguaggio visivo e di significato per raccontare attraverso lo scorrere delle tavole presenti nelle pagine del libro un territorio attraverso i suoi piccoli ma fondamentali abitanti naturali. Si crea così una connessione anche con l’aspetto più umano del luogo: se nella performance relazionale resa posssibile grazie a Drawing machine#12 è l’interazione tra la comunità e la macchina a essere messa al centro, in questo caso, a queste due istanze reali e concrete si aggiunge la poesia della natura, che si infiltra tra loro per dare vita a una sua nuova e insolita lettura, racchiusa in composizioni evocative di una delle essenze identitarie del luogo.
Marco Emmanuele (Italia, 1986), artista visivo, la cui ricerca ruota intorno all’idea di detrito, all’elemento residuale, testimone dell’attitudine umana alla colonizzazione dei luoghi, ma anche di un processo entropico di ritorno alla natura. La sua pratica più recente verte sulla performance e sulla progettazione di macchine per disegnare, dispositivi che manifestano l’interferenza uomo-macchina.