Giulia Pellegrini

Abitante

2022
tintura naturale su tessuto || performance in collaborazione con Alice Tagliaferri || fotografia digitale || video

La ricerca di Giulia Pellegrini è strettamente legata alla dimensione corporea. Infatti, i suoi lavori non sono mai un’unità fissa e a sé stante, ma anzi si attivano e si esaltano solo in relazione con un corpo che li abita. Così avviene con Abitante, l’installazione loziese che si innesca grazie alla collaborazione di Alice Tagliaferri, danzatrice che con i suoi movimenti sinuosi e leggeri è riuscita a dare vita ai tessuti dell’artista e a renderli ancora più significativi. Questi tessuti, recuperati dai vecchi bauli degli abitanti di Lozio, rappresentano simbolicamente questo luogo, che si racconta in veste inedita attraverso i colori che meglio lo rappresentano. Essi sono ottenuti attraverso un procedimento di tintura naturale a partire da fiori e piante locali. Le sfumature ottenute da questo procedimento – quasi magico e alchemico – sono intrinsecamente legate al territorio di Lozio, colorando questi tessuti con tonalità che riflettono la variegata natura del luogo, a partire dai prati e dai boschi incontaminati fino alla devastazione del bostrico – minuscolo insetto che sta decimando gli alberi loziesi, lasciando dietro di sé una distruzione ben riconoscibile nel paesaggio. In questo modo, si sovrappongono stratificazioni che mostrano come il passaggio dell’uomo modifica e condiziona la natura, andando di volta in volta a mutarla e connotarla in maniera diversa. E questo ben si esprime nell’azione della ballerina, simbolo dell’umano che interviene sulla natura: con i suoi passi e con i suoi leggeri movimenti va infatti a interagire direttamente con i pannelli di tessuto sospesi, sui quali sono applicati dei bottoni di madreperla – provenienti dal vecchio bottonificio di Lozio – che le permettono di modificare di volta in volta la configurazione dei tessuti. Nonostante la casualità di quest’azione performativa, nulla è lasciato al caso e Pellegrini progetta ogni elemento nei minimi dettagli: la scelta di utilizzare piante locali per la tintura – l’iperico per le tonalità verdi brillanti e il mallo di noce per quelle terrose -, la decisione di impiegare i bottoni di madreperla prodotti a Lozio – che oltre a ricordare un’attività storica e curiosa del territorio, richiamano l’idea di collegamento e legame – e il desiderio di parlare di stagioni, fasi lunari e soprattutto delle quattro frazioni di Lozio attraverso il numero 4 dei tessuti. L’azione performativa è accompagnata dal suono dell’acqua che allude al tema della ciclicità, allo scorrere del tempo, al principio vitale e alla purificazione. La performance si svolge inoltre nella cava dismessa di Sommaprada, che incarna al meglio l’interazione umana con il paesaggio. In questo modo, quello che si configura è a tutti gli effetti un lavoro che diventa simbolo dell’interazione e della relazione tra un corpo – l’essere umano – e uno spazio – il paesaggio di Lozio – che è possibile conoscere ed esplorare attraverso il movimento in grado di comporre una sempre nuova e quasi magica rappresentazione dell’ambiente circostante.

Giulia Pellegrini (Italia, 1990), artista visiva la cui produzione nasce dalla necessità di rinnovare la relazione che l’essere umano ha con il mondo naturale. A un lungo periodo di ricerca e attenzione nella scelta dei materiali, segue un processo di trasformazione degli stessi attraverso bagni di colore e interventi con tecniche sartoriali. Le opere che originano da questo processo possono vivere autonomamente o essere attivate dallo spettatore, riflettendo le scelte che l’essere umano compie nel quotidiano come individuo, ma mostrando anche i suoi comportamenti e le sue interazioni come multiplo.