libro fotografico || installazione con portauova dipinti
La ricerca visiva di Federica Mambrini si svolge attorno a tentativi di indagine e sabotaggio di equilibri, pesi e tensioni naturali attraverso un approccio interdisciplinare che mette continuamente in discussione la percezione – visiva e non. L’artista, dopo le esperienze a Garda di Sonico e Vione, ritorna così in Valle Camonica per mettere in discussione nuovamente l’ordinarietà della montagna e andando a chiudere il cerchio del suo operare in terra camuna, sorto e sviluppato nello stretto contatto con il luogo e la comunità. L’opera loziese di Mambrini si formalizza così su due livelli: da un lato l’aspetto fotografico-documentario con la pubblicazione di un libro, dall’altro la dimensione installativa con la creazione di una scultura che è quello che resta del suo intervento di camouflage sul – e nel – paesaggio di Lozio. In questo senso, l’artista si interroga su una serie questioni a metà tra il visibile e l’invisibile che cerca di svelarci tramite la sua indagine. È possibile in questo ambiente mimetizzarsi completamente? O per farlo bisogna ricorrere a un espediente artistico? E la fotografia può essere considerata essa stessa un atto di camouflage? Le risposte di Mambrini vanno cercate a fondo nei suoi scatti, ma anche nella cultura propria del luogo. Infatti, l’artista osserva come in generale le comunità alpine siano in grado di conservare una capacità di relazione quasi viscerale con l’ambiente naturale che allo stesso tempo però entra in collisione con il loro non saper più vedere. Questo atto non va comunque inteso come un’intenzione negativa, ma è piuttosto un’abitudine che porta a celare allo sguardo quello che si conosce ormai a memoria. Percorrere gli stessi sentieri tutti i giorni, conoscere ogni millimetro di bosco rende invisibile quello che ci troviamo di fronte, seppur sia a tutti gli effetti una concretezza tangibile. I nostri occhi, quindi, sono in qualche modo ingannati dalla nostra memoria e la natura si cela dietro la sua ordinaria abitudine. Scorrendo le pagine del libro creato da Mambrini siamo accompagnati – e guidati – alla lettura del luogo, tra i suoi nascondimenti e svelamenti che scavano a fondo nel funzionamento della mente umana. E così, l’artista ci dimostra, attraverso la creazione di una struttura mimetica nel bosco, sia come possiamo essere tratti in inganno, ma anche come questo possa essere attentamente svelato. In questo modo, il celato inteso come potenziale d’attenzione si manifesta come una nuova capacità di guardare in una rivelazione della tensione tra opposti. Presenza e assenza si combinano e vivono così come sospese: per poterle cogliere appieno c’è la necessità di un’attenzione più profonda e diversa, scardinando le abitudini quotidiane. Nasce così una nuova concezione ed esperienza, svelata attraverso una tensione in cui la condizione apparente del non vedere può in qualche modo permettere anche paradossalmente di vedere meglio, combinandosi con una contemplazione dell’ambiente esterno che entra dentro di noi e nelle nostre attitudini nel guardare per meglio riflettere la complessità del rapporto tra il nascosto e il manifesto.
Federica Mambrini (Italia, 1994), artista visiva la cui ricerca visiva indaga l’equilibrio e le tensioni che ne derivano. In particolare, la sua pratica artistica si snoda attorno a tentativi di indagine e sabotaggio di equilibri, pesi e tensioni naturali attraverso un approccio interdisciplinare che mette continuamente in discussione la percezione – visiva e non.