Nei secoli scorsi il fenomeno della Wunderkammer – la camera delle meraviglie – era una pratica comune in certi tipi di ambienti sociali e affonda le sue radici negli studioli rinascimentali dove, all’interno di spazi dedicati, venivano raccolti oggetti particolari, sia creati dalla natura, che prodotti dall’uomo. Così nel tempo questi collezionisti ricercavano materiali strani e insoliti per arricchire la loro personale raccolta con lo scopo di stupire gli ospiti. L’attitudine di Galluzzo a Lozio è molto simile, anche se, in questo caso, non si tratta di una collezione nata per stupire chi guarda, quanto piuttosto una pratica di lettura del territorio. Nella prima fase della residenza, infatti, esplorando i sentieri di Lozio, l’artista ha raccolto tutta una serie di elementi del luogo che, insoliti e meravigliosi, potessero raccontare la loro unicità e al meglio la sua esperienza con questo ambiente, così fortemente connotato dal materiale naturale e dal suo rapporto con l’umano. Quello che risulta, nella fase successiva, è la minima trasformazione di quegli elementi necessaria a sottolineare in modo esplicito quell’unicità. L’artista poi li appaia o li raggruppa ad altri manufatti da lui creati, così da comporre, sia a livello visivo che concettuale, una dialettica profonda e simbolica tra sguardo e paesaggio, tra materie e luoghi. Galluzzo costruisce una sorta di diario delle meraviglie, una descrizione tramite oggetti e scansionata da ripiani dove ognuno di questi cinque, ne materializza una parte: un autoritratto, la spinta verticale del paesaggio, il movimento orizzontale del luogo, le stranezze e un erbario. Alloggiano così tanti piccoli pezzi e dettagli che raccontano sia l’essenza e l’identità di Lozio, sia una lettura intima e delicata del rapporto vissuto dall’artista con questa realtà, naturale e umana. Insolite rocce stratificate, delicati fiori impressi indelebilmente tra le pagine del libro d’artista, preziosi legni lavorati dalla mortale danza del bostrico, ma anche le curiose conchiglie esotiche e piccole ossa… Questi sono solo alcuni dei materiali raccolti da Galluzzo durante le sue esplorazioni ma che sono in grado di raccontare come abbia vissuto intensamente l’incontro con questo territorio, continuamente stupito di quanto abbia da offrire. Così, tramite il suo operare, anche i nostri occhi si riempiono di meraviglia, quella che la Natura – molto spesso impietosa – lascia trasparire e concede, e al nostro sguardo abbandona il lascito e la cura della bellezza di ciò che ci circonda.
UN AUTORITRATTO:
1. IL BAGAGLIO
2. IO
3. L’INTERNO
4. LA MATERIA DEL SUOLO
LA SPINTA VERTICALE DEL PAESAGGIO:
5. L’APICE
6. LA VERTIGINE
7. LA SALITA
8. UN MIRAGGIO
IL MOVIMENTO ORIZZONTALE DEL LUOGO:
9. DOVE SONO? COSA VEDO?
10. IL COSTRUITO
11. LE OSSA
12. LA ROTONDITA’ DELLE COSE
LE STRANEZZE:
13. DECORAZIONE E DELITTO
14. LO SVUOTATASCHE
15. IL MARE SULLE MANI
16. UN’IDEA DI LUOGO
17. LA MATERIA DELL’INTERNO
18. LA BOLLA
L’ERBARIO:
19. I MEDICAMENTI
20. LO SPECCHIO
*** dalle pagine del taccuino dell’artista
Cesare Galluzzo (Italia, 1987), artista visivo la cui ricerca è ispirata principalmente dalla letteratura e dalla musica, fondandosi sull’azione astrattiva dei concetti sul tema dei viaggi, riducendo le immagini, in primo luogo mentali, ad un grado zero e privandole del loro aspetto più fisico. In questo procedere, tenta di raggiungere nella realtà, una sfera più intima ed emotiva, togliendo a livello concettuale, aggiungendo nel mondo fisico e presentando così una struttura delle cose sempre più incerta.