









La serie Costellazioni propone una riflessione fotografica sull’identità di Lozio attraverso la lettura del paesaggio contemporaneo, reso attraverso gli sguardi e le cromie tipiche della ricerca di Cédric Dasesson, messe in campo però in una realtà a lui completamente aliena. Infatti, seppur mantenendo stabile l’accurata e meticolosa esplorazione del luogo tipica del suo operare, la visione attenta e ricercata del fotografo sardo trova qui una dimensione molto diversa da quella della sua terra d’origine -completamente lontano dall’universo marino a cui è abituato e immerso tra le alte cime montane che gli precludono lo sguardo verso l’orizzonte -, manifestandosi in inedite prospettive visive, abbattendo le strette vie del paese e osservandolo dall’alto. Prende vita così una serie intima e identitaria, in cui immagini catturate dal drone dialogano con solitarie strutture architettoniche e dettagli che spesso passano inosservati, delineando quella sottile linea di connessione che unisce realtà diverse e distanti, in cui natura e uomo entrano in stretta relazione. Si tratta di un legame che si palesa fortemente nelle architetture del luogo, dalla loro disposizione nello spazio e dalla conformazione che il paese stesso ha acquisito in relazione alla morfologia del luogo, in un dialogo serrato che riflette la relazione che la comunità ha instaurato con il territorio che la ospita. Così, esplorando a fondo l’essenza propria di Lozio nelle sue sfumature visive e di significato, Dassesson propone un’indagine attenta sul paesaggio, inteso sia come una commistione tra umano e natura, sia come stratificazione storica di memorie e modificazioni. In questo modo, si palesano quei luoghi spesso fragili, che soffrono di crisi identitarie dettate dai processi alla base della trasformazione e dell’evoluzione del territorio nel corso del tempo. L’artista ripercorre, quindi, la sottile linea di confine che separa le quattro frazioni di Lozio, le quali, seppur facendo parte dello stesso paesaggio, costituiscono altrettanti nuclei abitativi distinti, ognuno con le proprie specificità che Dasesson cerca di raccontare attraverso i caratteri, le conformazioni e le strutture tipiche di ciascuno, accentuandone le diverse declinazioni al fine di individuare quei legami dialettici che trovano applicazione nello spazio fisico che si manifesta all’interno dell’immagine fotografica. In questo senso, l’artista attua una vera e propria mappatura visiva dei luoghi, indagati nelle loro analogie e varianti per costruire un itinerario sensibile attraverso la costruzione di un archivio di immagini in grado di cristallizzare in attimi fuori dal tempo le essenze proprie del luogo, salvaguardandone così la storia e la memoria. Così, guardando agli scatti catturati nel presente, si possono comunque cogliere dettagli dal sapore passato, ma allo stesso tempo se ne individuano peculiarità che in ottica futura saranno in grado di far riconoscere legami, cambiamenti e modifiche, mettendo in relazione l’uomo, lo spazio che abita e le trasformazioni territoriali. Infatti, attraverso una connessione visiva e di significato, Dasesson svela la relazione tra le diverse realtà di Lozio, seppur nella loro distanza. Nasce così una serie che può essere intesa come costellazione del territorio in cui la lontananza reale e fisica – ma anche quella più concettuale e storica -, tra le sue diverse stelle è colmata dalla loro unione e congiunzione all’interno di un universo più ampio che in qualche modo ne annulla la divisione: e così Lozio, seppur nelle sue diversità, diventa finalmente una.
Cédric Dasesson (Italia, 1984), fotografo, il cui approccio con la fotografia gli ha permesso di sviluppare un processo di investigazione sul territorio e sul paesaggio contemporaneo. Gli strumenti di analisi con cui lavora sono basati sull’individuazione e descrizione di un metodo che porta alla sintesi assoluta degli elementi. Il suo lavoro è la risposta di un processo in continua esplorazione del territorio, delle sue dinamiche antropiche e naturali.