Aran Ndimurwanko

Colonna di dihu n.1 || Colonna di dihu n.2 || Casa di dihu

2020
argillite di Lozio e colla su parete

Casa di dihu, Colonna di dihu n.1 e n.2 sono tre grandi interventi ambientali realizzati da Aran Ndimurwanko, il quale propone una riflessione sulle forme e i materiali del luogo. Infatti, le opere si presentano come una sintesi visiva e formale di elementi del territorio che trovano espressione in composizioni geometriche in cui ricorre l’elemento della colonna e il susseguirsi di moduli semplici ed essenziali a disegnare una verticalità che tende ad elevarsi verso l’alto, creando una stretta connessione tra cielo e terra, tra mondo materiale e immateriale. In un ritmo equilibrato di sequenze che si ripetono, prendono così vita delle strutture disegnate direttamente sulle facciate dei tre edifici coinvolti, attraverso l’utilizzo di un materiale tipico del luogo: l’argillite di Lozio – localmente chiamata dihu. La caratteristica peculiare di questa pietra è la sua struttura frammentaria che permette così all’artista di creare delle composizioni in cui le piccole schegge sono riunite e tornano a formare una globalità che ne evoca le origini, seppur trasformandosi in qualcosa di nuovo. Così, sulla facciata della casa situata nella frazione di Sommaprada, l’artista interviene creando una vera e propria colonna modulare, che sembra sostenere il peso del tetto – e allo stesso tempo idealmente anche quello del cielo – in un annullamento delle distanze che tendenzialmente caratterizzano i due elementi. In questo modo, Colonna di dihu n.1 si delinea come una visione terrena che collega queste due realtà imprescindibili della nostra esistenza: come un albero pianta così radici profonde nel suolo per aspirare però allo stesso tempo all’immensità del cielo. Sull’edificio immerso nella profondità del bosco lungo il Sentiero Natura, spicca invece Colonna di dihu n.2. In questo caso, l’artista realizza un intervento che da elemento strutturale si trasforma in un’apertura che si eleva verso l’alto senza però creare un vero e proprio collegamento tra le due realtà. Il disegno, infatti, termina con un cerchio che si presenta come una grande occhio, rimandando idealmente a un senso di ciclicità della vita e di unitarietà ricostruita attraverso l’azione artistica di ricomporre l’integrità perduta dall’argillite, dispersa in migliaia di frammenti e riunita da Ndimurwanko in una composizione lineare e magica. Infatti, il fascino di questo lavoro sta anche nel suo trasformarsi in altro da sé, mostrandosi come nuovo guardiano del luogo, che scruta il presente, ancorandosi al passato in uno slancio verso il futuro per presiedere il cambiamento naturale in relazione all’umano scorrere del tempo. Infine, Casa di dihu, sempre mantenendo questa aura di magico enigma geometrico si presenta come un intervento globale sull’intera facciata di un edificio nella frazione di Laveno. In questo caso, Ndimurwanko gioca con la struttura propria della casa, riproponendo la verticalità del sottotetto e scandendo lo spazio con un architrave a semicerchi sostenuto da tre colonne rastremate e sormontato da cinque cerchi che come un fregio contemporaneo scorrono lungo la facciata in un equilibrio precario che potenzialmente suggerisce un movimento rotatorio e ciclico, come la vita che lentamente scorre sostenuta dalla forza profonda dell’esistenza terrena, simboleggiata dalle colonne che ne sostengono il peso elevandolo verso l’alto. La serie di opere suggerisce, quindi, col suo insieme di forme, di sequenze ritmate, di moduli e ripetizioni, la presenza di un qualcosa che si estende oltre la forma ed evoca un’essenza profonda di un luogo che si fa immagine attraverso la sua magica ed essenziale rappresentazione.

Aran Ndimurwanko

Colonne di Lozio

2020
legno

Colonne di Lozio è un gruppo scultoreo realizzato da Aran Ndimurwanko: una prima coppia, in legno di tiglio e betulla, è installata all’interno della Casa-Museo della Gente di Lozio in relazione con lo spazio voltato di pietra al pianoterra; mentre la terza colonna, in ciliegio, è posizionata come guardiano-segnavia all’incrocio di tre strade in località Cima Plasse. Iscrivendosi nel solco della tradizione estetica lasciata da Costantin Brancusi, con un senso di linearità e verticalità che tende verso l’alto, Ndimurwanko ripropone una sua personale lettura dell’elemento scultoreo che si fa sintesi delle sue origini: da un lato l’utilizzo del legno, materiale tipico del luogo dove è cresciuto e della tradizione artistica trentina; dall’altro forme semplici e primitive, ispirate alla cultura africana. In questo modo, l’artista coniuga due anime all’interno di una ricerca che suggerisce, con il suo alternarsi di pieni e vuoti, di forme geometriche e ripetizioni a moduli, una lettura della realtà che si emblema tangibile dell’ineffabile equilibrio tra un qui e ora e un’altrove. Infatti, come negli interventi ambientali realizzati a Lozio, ritorna nuovamente il tema della colonna che emerge dalla materia attraverso un susseguirsi di forme e linee, aspirando a muoversi verso l’alto, seppur restando profondamente ancorata al suolo. In questo caso specifico, Ndimurwanko torna al materiale più tipico della sua produzione, il legno, recuperato però direttamente in loco grazie all’aiuto degli abitanti di Lozio. Così, la ricerca scultorea tipica dell’artista trentino si lega profondamente all’essenza del luogo, messo in mostra attraverso suggestioni naturali che si sublimano fino a raggiungere un’astrazione formale rude e fortemente materica, in cui l’elemento locale di partenza si trasforma in altro da sé per raccontarsi idealmente attraverso le sue forme, i suoi colori e i suoi significati.

Aran Ndimurwanko (Italia, 1991), artista visivo, la cui pratica si concentra sull’utilizzo di terracotta, legno e pietra, prediligendo materiali di recupero. La sua ricerca più recente si focalizza sulla forma, con una particolare attenzione alla verticalità, all’essenziale e all’armonia tra i materiali.