

Una vecchia cartolina abbandonata con i saluti provenienti da una terra lontana da parte di una donna che lavorava in uno strano edificio, il quale portava un po’ di mare in montagna. Questi sono i protagonisti di Alle ragazze del bottonificio, in cui Alessio Barchitta ci racconta la storia di un edificio abbandonato, le cui memorie stanno cadendo tra le pieghe della dimenticanza. Si tratta di una vecchia struttura nella frazione di Sucinva, che per alcuni decenni ha ospitato curiosamente un bottonificio di madreperla. Oltre all’insolito materiale, che varca oceani e montagne per giungere a Lozio, la curiosità dell’artista verso l’edificio è stata sprigionata dal ritrovamento casuale di una cartolina abbandonata che una donna di Lozio in vacanza in Tunisia mandava alle colleghe, impegnate nell’ingrato compito di creare quelle preziose meraviglie in madreperla. Questo elemento diventa così il motore che attiva l’indagine di Barchitta sul territorio, andando alla ricerca delle memorie legate a questo luogo e di chi ci ha lavorato. A più di vent’anni di distanza, le ragazze del bottonificio rispondono così alla cartolina inviata dalla collega, riscoprendo memorie perdute e intrecciando storie personali e di comunità. Il mistero che avvolge la storia di questa fabbrica è tutt’ora però presente e la pelle del bottonificio, rappresentata da delle piastrelle di recupero, diventa così una sorta di totem, che reca le tracce delle memorie labili ed evanescenti di chi lo ha vissuto. Così, le loro parole impresse su questa superficie con la carta carbone diventano effimere e transitorie, come i ricordi legati a questo luogo, contraddittori e in inesorabile declino verso l’oblio.



In Non ti scordar di me le sottili incisioni, mappate a partire da quelle presenti sugli affreschi della cappella votiva dedicata alla Madonna della Pace a Villa di Lozio, si epurano dal gesto originario di matrice fortemente distruttiva e vandalica, diventando invece in senso lato una pratica in continuità con la tradizione camuna delle rocce preistoriche, che portano sulla loro pelle le tracce di un passaggio. Allo stesso tempo, queste incisioni richiamano anche a una pratica comune del pellegrinaggio, con i vari viaggiatori che lasciavano incisi sugli affreschi delle chiese lungo il cammino i loro nomi o dei segni incomprensibili a memoria del loro passaggio e in un certo senso affidando la loro anima alla protezione del santo rappresentato. Così, questo intrico di segni e parole per certi versi indecifrabili presenti sulla cappella di Lozio diventa in senso lato la stratificazione di queste diverse pratiche: una testimonianza dell’io c’ero e allo stesso tempo un significato spirituale e quasi religioso, sotto la protezione della sfera sacra. In questo modo Barchitta recupera una storia e memoria della collettività per farne un trittico in resina dal chiaro legame evocativo di una spiritualità che va oltre la semplice visione religiosa, ma si fa racconto di comunità e pratiche reiterate e condivise. Questa dimensione del gesto condiviso la si ritrova anche nel materiale immerso nella resina che compone questo trittico: si tratta di resti di fiori che la popolazione locale porta in omaggio alla Madonna, divenendo un simbolo di cura di un luogo e di reiterazione devozionale. La dimensione naturalistica del fiore si perde però completamente in queste tavolette, creando invece delle leggere sfumature cromatiche, che vagamente richiamano anche le stesse tonalità di colore che caratterizzano la cappella votiva, andando così in un certo senso a negare l’immagine sfacciatamente sacra, ma allo stesso tempo richiamandolo cromaticamente, trasformando in questo modo l’azione artistica in un gesto dal respiro universale, in un grido silenzioso che si innalza senza confini e senza tempo: Non ti scordar di me.
Alessio Barchitta (Italia, 1991) è un artista visivo nel cui lavoro la scelta dei materiali è parte fondamentale della ricerca, quasi mai esenti o indenni da un passato che segna la materia o l’immaginario collettivo. La sua ricerca presta particolare attenzione alla scultura, ma non esclude alcun media, al fine di sviluppare al meglio le sue tematiche in contrapposizione come pubblico-privato, stabilità-transitorietà, tragico-comico.